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Tesori d’Arabia

“Roads of Arabia”, “Strade d’Arabia”, la mostra in corso alle Terme di Diocleziano, dove oltre 450 reperti in esposizione narrano di una storia che dal paleolitico giunge ai giorni nostri. Una storia qui in Italia ben poco conosciuta, magari per suggestioni letterarie o filmiche (tipo “Lawrence of Arabia” o i kolossal con carovane, deserti e tribù beduine) e che proprio grazie a questa mostra è possibile approfondire. E’ un denso viaggio nel tempo dove più che “strade” si tratta di percorsi, quale complesso e fascinoso intreccio di culture succedutesi nel segno dell’Islam. E, al centro di un territorio immenso, la carovaniera che collegava l’estremità della penisola arabica con l’entroterra mesopotamico, l’Egitto e le coste del Mediterraneo, la Via dell’Incenso.
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Gli inizi, la preistoria, già colpiscono l’attenzione perché, oltre alle consuete punte di freccia, raschiatoi in pietra scheggiata e materiale litico vario, reperti comuni in ogni giacimento fossile, compaiono oggetti davvero sorprendenti. E’ la loro singolare fattezza a stupire, così una capra di quasi 9000 anni fa, un frammento di statua di cavallo dello stesso periodo, le statue antropomorfe del 4000 a.C. o, ancora, quelle in forma di stele con disegni a rilievo del IV millennio a.C. E’ uno spettacolo al quale non siamo abituati e che, perciò, sprigiona un fascino particolare (ci sono esempi, diciamo così, appariscenti, come il Guerriero di Capestrano o le statuette nuragiche, ma costituiscono quasi un’eccezione nel nostro panorama archeologico generale).
Se paleolitico e neolitico mostrano già i segni di una civiltà raffinata ma ancora in divenire, è in ère successive, del bronzo e poi del ferro, che si delinea la fisionomia di una cultura. A più voci, poliedrica, perché, nel periodo pre islamico, la storia si sviluppa su base tribale, con insediamenti anche stabili, come Al-‘Ula, fondata nel VI secolo a.C. dai Lihyaniti (ma l’area è nota dal neolitico). Questi si dotarono di una lingua scritta ed abbellirono la loro capitale con templi e statue (in mostra due teste, in pietra e in arenaria rosa, e due statue colossali). Sulla Via dell’Incenso si trovano anche Tayma e Qaryat- Al-Faw, antiche e importanti città carovaniere, in particolare Qaryat,  dalla quale provengono reperti di pregevole fattura. Come le statuette di dromedari in argilla e in bronzo, la stele in alabastro che raffigura un uomo con pugnale, la figurina  femminile in osso, la statuetta di Arpocrate in bronzo (figlio di Iside e Osiride, Horus fanciullo, che documenta i rapporti con l’Egitto), un magnifico  frammento di pittura parietale.
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Nel corso dei secoli, con lo sviluppo del commercio carovaniero e delle relazioni interculturali, la qualità dei manufatti artistici, già, come abbiamo visto, notevole, si va ancor più affinando. Lo testimoniano i ricchi corredi funebri, Ayn Jawan e soprattutto la tomba reale di Thaj, “Tell al-Zayer”, con la sua splendida maschera in oro, la collana ed altri arredi in metallo prezioso (e, per analogia, non si può non pensare alla maschera funebre di Agamennone). E’ il tempo dei grandi regni che seguono alla caduta dell’impero assiro e poi di Babilonia, come la civiltà dei Nabatei che aveva al Nord la sua capitale, Petra, e al sud un importante centro di scambi commerciali, Dedan, oggi nota come al-Ula, dalla quale provengono molti oggetti (degni di nota anche un incensiere ed una stele con volto umano ed iscrizione in aramaico da Tayma).
Seguono il califfato degli Omayyadi, durante il quale avviene la conquista della Spagna,  al-Andalus, e quello degli Abbasidi, un impero vastissimo che ha il suo centro politico e culturale a Bagdhad (all’interno del califfato una dinastia autonoma, gli Aglabiti, conquista la Sicilia che diviene la Siqillyya araba). E’ un periodo d’oro soprattutto per le scienze, in particolare la medicina, con personalità di rilievo come Avicenna, il cui pensiero influenza la Scuola di Salerno. Poi, nel VII secolo, con Maometto si afferma e si diffonde il verbo dell’Islam e la Via dell’Incenso diventa anche la via dei pellegrini, diretti alle città sante di La Mecca e Medina. Data la lunghezza del viaggio portano con sé tutto il necessario, utensili da cucina, ceramiche, gioielli, come risulta dal materiale in mostra. Di particolare interesse, risalendo nel tempo, un’iscrizione che ricorda un restauro avvenuto a La Mecca nel 1400 ed una targa marmorea del periodo ottomano con il nome di Solimano il Magnifico, XVI secolo. Più tarda, 1635, una porta della Kaaba in argento dorato su legno con la Kiswa, il prezioso telo nero che la ricopre, decorato in oro e argento.
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Nel 1932 nasce il regno dell’Arabia Saudita nel 1932, guidato da Abd-Al-Aziz, la cui spada in oro e argento è qui esposta insieme al corredo completo per la falconeria. Una disciplina antica che dall’Oriente trasmigra in Europa, importata dagli arabi nel bacino mediterraneo (vedi Federico II con il suo “De arte venandi cum avibus”). E, infine, non si può non sottolineare la valenza quasi simbolica della “location”, le Terme di Diocleziano, che così diventano punto d’incontro e dialogo fra due culture millenarie.
“Roads of Arabia” alle Terme di Diocleziano fino al primo marzo 2020. Da martedì a domenica h.9-19,30. Biglietto euro 10, museo + mostra, venerdì e sabato anche h.20-23 fino al 28 dicembre, euro 5). Per informazioni  0639967700 e www.museonazionaleromano.beniculturali.it . La mostra è organizzata dal Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita e dal Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo. La Fondazione Alda Fendi quale sponsor e cura del design dell’allestimento.

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