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Gita al mare. Con complicazioni.

Il mattino dopo Saro, ancora nel letto alle nove, cercava di raccogliere le idee. La serata aveva registrato molti imprevisti, non sapeva come Renatina si sentisse adesso, ma in fondo non era colpa sua. E poi, adesso aveva la prova fotografica.

Si scosse, cercando di intravedere il bicchiere quasi pieno, svolse rapidamente gli adempimenti mattutini, con una distratta contemplazione delle parti intime, e dopo pochi minuti tolse con cautela la pellicola dalla macchina, per portarla allo sviluppo.

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Con il prezioso cilindretto in tasca, imboccò l’uscio. L’ascensore era al piano, invitante. La signora Agatina, della porta accanto, entrò con Saro, che finse di frugarsi in tasca  per le dieci lire da inserire nella gettoniera.

<< Vieni qua, ci penso io>> disse la donna mettendo la monetina.

Era una quarantenne ben tenuta che lo adocchiava con attenzione non sempre  materna. E nei quindici secondi del tragitto si costrinse solo verso la  fine ad abbassare lo sguardo, per decenza.

Saro colse l’occasione e, prendendola sotto braccio e quasi spingendola fuori dell’atrio << Signora, posso chiederle una informazione? >> e poi, a voce alta, <<Suo marito ha sempre il negozio di cartoleria, all’angolo di Piazza Umberto con via Oberdan ?>>

<< Si, ma non è via Oberdan, è via Fiamingo>>.

<<Ma qual è, quella di mezzo o all’estremità della piazza?>>

<< Ma come, non lo sai qual è ? Quella di mezzo, gioia. Ma perché stai vociando così ?>>

Rino, che con uno straccio in mano per la lucidatura degli ottoni guardava stralunato la scena inconsueta, ebbe la tentazione ma non il tempo di interloquire, che già la coppia era in strada.

<< Grazie assai, signuruzza. Lei mi è stata utilissima>>. E accelerando Saro scomparve dietro l’angolo, lasciando una Agatina dubbiosa sulla salute mentale del giovane, ma con la gioia in corpo di chi comincia bene la giornata senza sapere perché. Anche se tutti i pori aperti e il brividino sulla schiena dovrebbero fornire una risposta inequivocabile.

Da “Ocularium” gli dissero che per sviluppo e stampa ci volevano due giorni. <<Anche se sono poche foto?>>

<< Poche o tante, un rullino è sempre un rullino. Abbiamo macchinari modernissimi, tutto automatico è, ma mezza Catania viene qua e perciò…sabato >>.

<< E se voglio vedere prima i negativi, per decidere quali stampare?>>

<< Bih! Ma vossia tanta prescia have? E va bene, provasse domani, ma dopo le cinque. E ora, con il suo permesso o magari senza, arrivederci!>>.

Saro ebbe per un attimo la tentazione di andare alla facoltà di lettere – quella piena di femmine, alla sede centrale dell’Università– lasciandosi trasportare dal lento fiume di folla che come ogni mattina sciamava per via Etnea e quasi ostruiva il passaggio nei punti strategici : studenti medi e liceali che avevano marinato la scuola e attendevano l’apertura del cinema Lo Po per la tradizionale matinèe, pensionati e segretarie di studi professionali che si accingevano rassegnati alle file della posta centrale, studenti universitari e nullafacenti di varie età che si incontravano per spettegolare sulla cronaca, civile, morale e immorale, della città. Con i soliti argomenti principe di femmine e sport.

In fondo, la qualifica di Ganzo 20 era quasi acquisita, mancava qualche dettaglio formale e bisognava guardare al futuro, a quel numero 21 che il suo amico-concorrente Ninni aveva  conquistato da settimane.

Ma già dall’uscio del negozio la vegetazione della Villa Bellini invitava alla lentezza e alla meditazione, lasciando da parte le ansie quotidiane. E Saro decise di andare alla sua facoltà attraversando una delle poche bellezze indiscusse della città.

La passeggiata gli fece bene: mise ordine alle idee, valutò le priorità e sì, fra queste incluse Renatina.

 “Voglio solo sentire com’è andata stanotte, così, per educazione” si disse concludendo le riflessioni.

 Le ultime erme del viale degli uomini illustri, con i nasi camusi per le vandaliche frantumazioni, fecero muta ala al solitario pensatore,  che li ignorò accelerando risoluto.

La lezione di storia delle dottrine politiche, tenuta dal professor Frosini, una delle più apprezzate dagli studenti, era in corso da un pezzo, e Saro decise di attendere fuori.

Dalla porta ogni tanto trapelava qualche frase: “Lo Humboldt trasse i primi spunti giovanili da Rousseau e Kant…”

Era una loquela accattivante e colta, che a volte sconfinava nell’erudizione formale, come quando il docente, riferendosi alla casa regnante austriaca degli ultimi secoli, pronunciava “Absburgo” e non Asburgo come i comuni mortali in tutte le scuole, motivando la scelta con il rifiuto della pessima abitudine invalsa nel nostro paese  di italianizzare anche i nomi propri stranieri.

“Nell’opera principale Idee per un saggio…”

Saro consultò più volte l’orologio. I giornalini di fumetti li aveva già letti tutti e si stava annoiando sulla sua panca: le uniche distrazioni provenivano dai transiti di pochi studenti maschi e dalle chiacchiere dei bidelli. Si affacciò due volte sul cortile di accesso, pur pregevole artisticamente, non ricevendone stimoli adeguati a lenire la sua impazienza.

Cominciò a chiedersi perché gli succedeva. Ma non volle darsi una risposta.

Si udì finalmente il classico tramestìo di fine lezione e la porta si aprì.

<< Ciao>>- <<Ciao>>.

Malgrado la nottata più breve del solito, lei era lì, con la consueta compostezza, nel suo classico abitino di gabardine chiaro. Solo le occhiaie rivelavano il sonno insufficiente e gli altri disagi di poche ore prima.

<<Problemi con le teste di pezza?>>

<< Quelli che hai visto. Non volevano farmi entrare. Ma in fin dei conti io pago e così…>>

<< Andiamo un po’ in giro ? A piedi, naturalmente! >>aggiunse ridacchiando.

<< E invece io sono in auto. E’ vero, Catena ? >>

La collega apparve tra la folla, zoppicando vistosamente. Appena vide Saro, si abbrancò al suo braccio, ritenuto solido e rassicurante: << Sì, ho portato la mia macchina, altrimenti niente lezione. E oggi è stata bellissima>>.

<< Hai una macchina ? Però, questi papà possidenti! Taliamo, taliamo!>>

I tre si avviarono verso le stradine prospicienti.

Catena, sempre avvinghiata, interloquì timorosa:<< Ma tu sei sportivo, non so se ti piacerà!>>

<< A me piacciono tutte, basta che camminano !>> fece Saro con una risatina ambigua, meritandosi una leggera gomitata da Renatina.

<< Eccola!>>

<< Effettivamente…>> disse Saro accentuando ad arte la delusione. Era una Renault Dauphine, in voga tra ragionieri e commendatori di mezza età. << A me che piacerebbe avere una marcia in più…>> aggiunse ironizzando su una caratteristica dell’auto che era quella di essere dotata di tre marce e non di quattro.<<Naturalmente guido io>>.

<< Nemmeno per idea!>> fece la titolare dell’auto. <<Di te mi fido poco. E comunque la gamba non mi dà fastidio più di tanto a guidare. Tina, diglielo tu >>.

<< Vai dietro, brontolone, che stavolta le donne ti portano a spasso>>.

La giornata era quasi primaverile e così decisero di andare al mare di Ognina, periferia nord-est della città.

Il tragitto era relativamente breve, ma fu travagliato dagli sbuffi di Saro perché l’auto andava troppo piano, dagli scherzi del medesimo che di tanto in tanto metteva di soppiatto la mano sul cambio e lo portava in folle, causando paurose accelerate a vuoto, e dai conseguenti ceffoni, anch’essi più o meno a vuoto, di Renatina che fingeva di azzuffarsi con il suo ormai fisso accompagnatore.

Giunti sulla piazzetta del borgo, l’auto accostò e mentre Catena scendeva faticosamente dal mezzo, Saro e fanciulla si proiettarono velocemente sulla scaletta che conduceva alla piccola scogliera sottostante.

<< Ehi, voi! >>

<< No, tu non puoi, è per il tuo bene: qui si scivola>> e scomparvero alla sua vista. Momentaneamente. Perché l’affaccio alla ringhiera consentiva una panoramica, sia pure parziale, del luogo.

E Catena vide. Vide quello che sapeva, che era normalissimo in quelle circostanze, che i due si scambiavano un lungo bacio senza troppo ripararsi negli anfratti. E soprattutto che Tina non tentava di sottrarsi, anzi !

Gli occhi della piccola single si inumidirono improvvisamente, e con un nodo alla gola, zoppicando e facendosi male ad ogni passo, rientrò in auto sbattendo lo sportello e, sistematasi alla guida con la velocità che le consentiva il suo stato, partì sgommando, sorprendendo se stessa, gli autisti al capolinea del filobus e, se avesse avuto un’anima, il motore della Dauphine che in genere era trattato con ogni riguardo.

Dopo un quarto d’ora i due risalivano con calma la scaletta, tenendosi per mano.

<< Che caldo fa, il costume ci voleva!>>

<<Sempre esagerato>> rispose lei, ma aveva il viso imperlato di sudore e vagamente odorante di salsedine.

Dondolando le mani che si stringevano, si guardarono attorno sul piazzale e non videro nulla al di fuori dei mezzi pubblici e di un paio di auto anonime in sosta dal pescivendolo sul lato opposto.

Di auto a tre marce neanche l’ombra.

<< Bih, e che significa ?  L’abbiamo fatta attendere troppo ?>>

<<Non credo –disse Renatina con un sospiro – è che… vedendo noi avrà ripensato a se stessa, alla sua situazione…>>

<< Anche i cessi hanno le loro esigenze- concluse Saro con finta saggezza-  E adesso, visto che non possiamo attaccarci al tram, che hanno eliminato da un pezzo, ci aggrappiamo alle corna del filobus>>.

<<Sempre fine!>>

Il filobus numero 2 li attendeva benevolo. << Universitari!>> disse Saro protendendo al bigliettaio due monetine da venti, per sé e la fanciulla.

<< Sicuro sicuro che è universitario ? La signorina si vede che è abbastanza elegante, ma lei ?! Mi mostrasse il tesserino, ma si nunca paga 45! >>

<< E io che sugnu un puvurazzu ?! Taliasse ccà, quantu sugnu beddu !>>e tirò fuori dalla tasca, miracolosamente insieme a giornalini spiegazzati e pezzettini di carta di vario genere e colore, il  documento blu con la foto e lo spazio per i bollini annuali.

Il bigliettaio, ancora mezzo incredulo, << Sinceramente, cu ‘sti capiddi e ‘u magghiuni intorciniato, massimo massimo la facevo alle scuole serali. Ah, che fa fare la democrazia !>> e con un sospiro staccò due biglietti ridotti.

L’indomani pomeriggio, venerdì, Saro si presentò al negozio di ottica.

<< Ardigò, Ardigò, ecco qua. – L’impiegato accese la lampadina del ripiano trasparente – Nel rullino ci sono sette foto. Le prime cinque sono buone, le ultime due, scattate col flash, mi sembrano tanticchia scure. Ma se vuole, proviamo a stamparle>>.

<< Scure come?>>

<< I volti potrebbero essere schiacciati, poco somiglianti>>

<< Stampiamo, stampiamo>>

<< E che le vuole, subito?!>>

<< Sissignore, urgenti sono>>

<< Urgenti, urgenti…Va bene, si accomodi che vediamo cosa posso fare. Ma le vuole tutte ?>>

<< No, solo le ultime due>>

<< Le ultime due. – E allontanandosi, bofonchiava : Quelle buone no e quelle incerte sì. Boh!>>

Dopo dieci minuti l’impiegato tornò con il prodotto in mano, sventolandolo per completare l’asciugatura.

<< Le ho stampate, qualche cosa si vede, ma i volti paiono quelli di due spiritati, con gli occhi sbarrati, come i gufi!>>

Saro afferrò le foto, le osservò con ansia e poco mancava che santiasse in pubblico. Lui stesso si distingueva a malapena giusto perché era il più alto dei due. Una volta tanto era d’accordo col suo interlocutore. Ma non gli diede soddisfazione:

<< Bone sunu, bone>> e con un sospiro passò alla cassa a pagare 100 lire per lo sviluppo e 80 per le due stampe.

La sera, a casa, chiese il rimborso delle 100 lire a Luca “considerato che la maggior parte delle foto sono tue …”, prendendosi un vaffa sdegnoso e definitivo.

Dopo qualche minuto di riflessione, le foto di loro due, ganzi rapaci, giacevano fra la pagina 19 e la 20 dell’album, provvisorie e con incerto destino.

(Selezione dei brani dal libro di F. Romeo, CATANEIDE, Città del Sole Edizioni, a cura di Enzo Movilia)

2 Commentia“Gita al mare. Con complicazioni.”

  1. Carmela Ieraci // 28 aprile 2014 a 16:50 // Rispondi

    Tra tutti i personaggi dell’allegra brigata il più simpatico è sicuramente Saro, non c’è dubbio.
    Quella sua mattutina contemplazione dei gioielli di famiglia è il tratto distintivo dell’orgoglio e del narcisismo dei ragazzi dell’epoca, ma è tutto lo scenario nel quale si muovono i ragazzi che affascina per la semplicità dei discorsi, per le azioni sempre prevedibili ma nello stesso tempo sorprendentemente fresche come acqua cristallina. Davvero un piacere tuffarsi nel bel tempo che fu.
    Carmela, insegnante di liceo
    a metà degli Anni 60

  2. Giuseppe Russo // 2 maggio 2014 a 18:05 // Rispondi

    Che l’autista stabilisca chi è universitario in base all’eleganza e chi non lo è una trovata narrativa geniale per evidenziare il singolare metro di valutazione adottato, ma il risentimento di Saro, espresso con quel “taliasse cca!” nel mentre svuota le tasche è un piccolo capolavoro alla Totò. Mi sto gustando questi quadretti e mi diverto a commentarli con i miei nipoti, universitari di oggi a Palermo

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