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Vasari e gli Altoviti

1 Giorgio Vasari, Cristo Portacroce

“Ricordo come a dì XX di maggio 1553 Messer Bindo Altoviti ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce che valeva scudi quindici d’oro”. Così annotava nelle sue Ricordanze  l’aretino Giorgio Vasari, importante come pittore non meno che come biografo (le famose “Vite” ). Qui si riferisce ad una tela commissionatagli dal banchiere fiorentino Bindo Altoviti, mecenate e collezionista il cui magnifico palazzo sulle sponde del Tevere era frequentato, fra gli altri, anche da Cellini e Michelangelo (demolito nel 1888 per la costruzione dei muraglioni: si salvarono solo gli affreschi della loggia, il Trionfo di Cerere, del Vasari, ora nel Museo di Palazzo Venezia).
“Cristo portacroce”, quadro di notevoli dimensioni che colpisce l’attenzione già da lontano, essendo situato in fondo ad un lungo corridoio di quello scrigno d’arte figurativa che è la Galleria di Palazzo Corsini. E ciò che più risalta è l’espressione, non sofferente come in genere viene rappresentato il Cristo sulla via del Golgotha, bensì serena, quasi trasfigurata dalla consapevolezza di essere, nel sacrificio, strumento di salvazione universale. Un chiaro richiamo allegorico, cosa peraltro non nuova nella pittura vasariana, che qui ben esprime il clima della Controriforma (i lavori del concilio di Trento erano iniziati nel 1545), dove il messaggio spirituale appare intrinseco alla essenzialità della rappresentazione sacra. Ovvero il Cristo quale baricentro e punto di riferimento  e qui ne viene esaltata la figura, uno splendido primo piano con il busto girato a destra di chi guarda, un braccio che sostiene la croce e l’altro gli strumenti della passione (la corona di spine, i chiodi, la spugna).
La figura in particolare, le cui fattezze non rientrano nei canoni stilistici vasariani. Quel gigantismo evidente soprattutto nel braccio rivela echi michelangioleschi (in particolare il Cristo risorto in Santa Maria sopra Minerva), mentre il volto, nella purezza delle sue linee, ha un’impostazione classica, di sapore raffaellesco. E, infine, la tunica e la positura della mano svelano analogie con Sebastiano del Piombo e i riccioli della folta capigliatura con Francesco Salviati  (entrambi impegnati con lo stesso soggetto di Cristo portacroce).  Quindi, in un certo senso, un’opera di sintesi ma in realtà assolutamente autonoma, un’opera notevole la cui nobiltà e gentilezza di segno esprime una forza non comune e questa, più che il pietismo di certe opere della Controriforma (e ve n’è gran copia), le conferisce un vero valore devozionale (quasi un unicum nella pittura vasariana, sempre affollata di immagini che frenano se non impediscono la meditazione).
Grande pittore manierista Vasari, oltre che nella sua Toscana, dove ha lasciato testimonianze memorabili (Firenze, Arezzo), è stato molto attivo anche a Roma, membro eminente della colonia di artisti fiorentini che ha la sua apoteosi pittorica nella chiesa e nell’oratorio di San Giovanni decollato (con lui Francesco Salviati, Taddeo Zucchi, Jacopino del Conte). E poi la cappella di San Pietro in Montorio, lo scenografico ninfeo di Villa Giulia, gli affreschi nel Palazzo della Cancelleria, oltre alle tante tele sparse nei musei nazionali ed esteri (al palazzo reale di Napoli figura una copia attribuita a Sebastiano del Piombo). Il Cristo, come già detto, fu eseguito per Bindo Altoviti e, in seguito, gli eredi vendettero parte della collezione ai Savoia, compreso il quadro del Vasari.  Nel tempo se ne sono perse le tracce finché, anni fa, ricomparve ad un’asta americana, ad Hartford, nel Connecticut, ed è stato Carlo Falciani, esperto di pittura vasariana, a riconoscere l’opera perduta. Ed ora è qui, alla Galleria Corsini, grazie alla generosità dei proprietari: uno splendido frammento della Roma della Rinascenza.

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“Vasari per Bindo Altoviti. Il Cristo portacroce” alla Galleria Corsini fino al 30 giugno 2019. Dal mercoledì al lunedì h.8,30-19, ingresso euro 12 intero e 6 ridotto (biglietto valido 10 giorni per le sedi di Palazzo Barberini e Galleria Corsini). Segnalo anche il bel catalogo curato da Carlo Falciani, Barbara Agosti e Michela Corso. Per informazioni 0668802323 e  www.barberinicorsini.org

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