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I volti del Fayum

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di Antonio Mazza

  Dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C. che comporta il doppio suicidio di Antonio e Cleopatra e la fine del regno tolemaico, l’Egitto diviene una colonia romana ma, in forza della sua storia millenaria e della sua arte, non subisce il destino di altri territori di conquista che si romanizzano. Tutt’altro, le due civiltà si interfacciano, nell’Urbe si stabilisce una colonia egiziana con i suoi riti (vedi l’Iseo Campense in Campo Marzio) e sull’altra sponda del Mediterraneo sorgono insediamenti romani. Si instaura una sorta di dialogo fra culture, una reciproca fascinazione che, simbolicamente, esprime Antinopolis, la città fondata da Adriano sulle sponde del Nilo in memoria del suo giovane amante. Roma ed Egitto che s’incontrano, come le immagini dipinte del Fayum, dipinti su tavola applicati alle mummie il cui stile è un preciso quanto raffinato mix di echi pompeiani e tradizione locale.

"Ritratto funerario femminile"

“Ritratto funerario femminile”

  “Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum”, al Museo dell’Ara Pacis, per la prima volta in mostra queste fragilissime tavole di legno dipinte a tempera o trattate con la tecnica dell’encausto che erano applicate fra le bende della mummia sul viso del defunto. Mostra curata da Claudio Parise Presicce e Laura Petacco, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali organizzata dalla Sovrintendeza Capitolina e dall’RTI MondoMostre – Civita Mostre e Musei, con Zètema Progetto Cultura. Official Partner Fastweb + Vodafone. Mobility Partner Atac. Vettore ufficiale EgyptAir. Radio Partner Dimensione Suono Soft. Oltre 100 opere fra   tavole, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche.

"Ritratto funerario femminile da mummia"

“Ritratto funerario femminile da mummia”

 Il percorso espositivo copre un arco di tre secoli, dal I al III d.C. tanto dura il periodo di produzione dei manufatti, con la tavola dipinta che nell’Egitto romano gradualmente sostituisce la maschera funebre. E la differenza appare subito evidente nel “Ritratto funerario femminile” II metà II secolo d.C., legno di tiglio dipinto a encausto. Se prima l’immagine del defunto era simbolicamente idealizzata per essere accolta nel mondo di là, in sintonia con la religiosità intrinseca alla struttura teocratica dell’antico Egitto, con l’influsso di Roma, decisamente più pragmatico, subentra un modo nuovo di concepire l’imago mortis. Roma è soprattutto marmo, immagine e figura e qui, a ricordarcelo, nonché a stabilire un raffronto, sono presenti statue, busti, are commemorative, come a sottolineare un modo diverso di celebrare il defunto.

"Ritratto funerario infantile" (fine I inizio II secolo d.C.).

“Ritratto funerario infantile” (fine I inizio II secolo d.C.).

  Ma già in epoca tolemaica, su influsso greco e romano, erano apparse maschere funebri che davano più risalto all’individualità,  un particolare che verrà poi approfondito nell’Egitto romano (vedi “Due maschere funerarie maschili”, prima metà II d.C. stucco dipinto). Pur affievolendosi la Tradizione continua (“Ritratto funerario femminile da mummia”, fine I d.C. tela di lino stuccata e dipinta a encausto) ma sempre più attingendo a quel realismo di stampo SPQR che vivifica le immagini. Così “Ritratto funerario infantile”, fine I inizio II d.C. legno di sicomoro sagomato dipinto a encausto o “Ritratto funerario di uomo”, metà II d.C. legno (supporto sagomato) dipinto a encausto. Sono rappresentazioni di sorprendente verismo, che si rispecchia anche in modelli più vicini alla Tradizione, quali “Maschera funeraria femminile”, prima metà II d.C. stucco dipinto e vetro, o “Maschera funeraria femminile con pettorale”, II d.C. telo stuccato e dipinto (cartonnage), vetro.

"Maschera funeraria femminile con pettorale (II secolo d.C.)

“Maschera funeraria femminile con pettorale (II secolo d.C.)

  La fusione perfetta è data da un raro “Sudario maschile”, fine I metà II d.C. in tela di lino dipinta a tempera con Anubis, il dio egizio dei morti, accanto alla figura del defunto (segno di quella tolleranza che Roma nutriva nei confronti delle culture delle nazioni sottomesse). E ancora maschere o splendide immagini, come lo splendido “Ritratto di Eirene”, metà I d.C. legno (supporto sagomato) dipinto a encausto o il non meno bello “Ritratto funerario di due giovani uomini, cosiddetto tondo dei due fratelli”, metà II d.C. legno (supporto sagomato) di conifera dipinto a encausto, restaurato in Egitto da restauratori italiani in occasione della mostra (della quale ne è il logo). E di notevole bellezza è anche “Ritratto di Isidora” (cartonnage, II secolo d.C.) dove l’eleganza dell’insieme, acconciatura, ornamenti, denota una donna di alto rango.

"Sudario maschile" (fine I metà II secolo d.C.).

“Sudario maschile” (fine I metà II secolo d.C.).

  La mostra quindi, oltre ad essere recupero archeologico di preziosi e rari fasti funebri, è al contempo testimonianza antropologica, in quanto dalla particolare struttura delle singole immagini si può risalire ai costumi del tempo. Un percorso che varia a seconda del tipo di tecnica e di materia usate e degli influssi stilistici importati dai conquistatori, quel tocco morbidamente pompeiano che mette in risalto il realismo dei ritratti funebri. I volti del Fayum,  splendida narrazione per immagini, mostra fra le più suggestive degli ultimi anni.

"Ritratto funerario di Isidora" /II secolo d.C.).

“Ritratto funerario di Isidora” /II secolo d.C.).

“I volti del Fayum” al Museo dell’Ara Pacis, fino al 2 maggio 2027. Tutti i giorni h.9,30-19,30, biglietto intero euro 17 ridotto 15 (cumulativo 25, ridotto 19). Per informazioni www.arapacis.it

             "Sarcofago mummiforme attribuito a Giupra" (I-II secolo d.C.).

“Sarcofago mummiforme attribuito a Giupra” (I-II secolo d.C.).

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