La poetica di Richard Avedon
di Antonella D’Ambrosio
Nuova luce su Richard Avedon (1923 – 2004) al Palazzo delle Esposizioni dove, fino al 31 gennaio 2027, è visibile la storica e preziosa serie di ritratti che il fotografo statunitense realizzò nell’arco di cinque anni attraversando il West degli Stati Uniti. La mostra, curata da Clément Chéroux, Direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, si compone dell’intera serie, in Italia per la prima volta, delle 110 fotografie raccolte nel libro “In the American West”, pubblicato nel 1985 da Harry N. Abrams, insieme a una selezione di interessanti materiali d’archivio. A guardare la mostra ci si sente grati di poter ripercorrere uno dei progetti più significativi del lavoro di Richard Avedon che permette di osservare le immagini nel formato della visione originaria del fotografo; infatti le fotografie esposte sono le stampe utilizzate da Avedon per la pubblicazione del libro edito da Harry N. Abrams nel 1985.
L’avventura prese l’avvio dalla pubblicazione della foto di Wilbur Powell, caposquadra di un ranch, che Avedon fotografò durante un periodo di convalescenza in Montana; il ritratto attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, che propose al fotografo di sviluppare una serie dedicata al West. Per cinque anni, dal marzo 1979 all’ottobre 1984, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, Avedon attraversò ventuno Stati, fermandosi nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi, fotografando più di mille persone, donne e uomini: minatori, contadini, operai, camionisti, lavoratori, disoccupati, incontrati nei luoghi più diversi del West americano, da qui l’importanza di questo grande progetto. Tutte persone lontane dai circuiti della celebrità e della rappresentazione pubblica, che il fotografo volle portare al centro dell’immagine e che descrisse come la forza nascosta del Paese, portando avanti una comunicazione fortemente politica. Ci troviamo in un momento di profonde trasformazioni negli Stati Uniti: dopo la crisi petrolifera della fine degli anni Settanta, il Paese attraversava una fase di recessione e deindustrializzazione che colpiva in particolare il mondo del lavoro.
Avedon dunque rivolse lo sguardo verso una realtà distante dall’immagine di prosperità che la cultura popolare americana proponeva in quegli stessi anni e distante dalle sue opere precedenti, infatti era già noto per le fotografie di moda realizzate per riviste come Harper’s Bazaar e Vogue e come autore di celebri ritratti di artisti e personalità pubbliche e protagonista di importanti mostre nei principali musei americani, tra queste una retrospettiva allo Smithsonian Institution di Washington nel 1962 e una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1978. Ciò che salta all’occhio vedendo la sequenza di queste foto è la radicale semplicità, quasi una forma di purezza: Avedon, all’aperto e all’ombra, utilizzando la sola luce naturale, ritraeva i suoi soggetti posti frontalmente davanti a un grande fondale bianco che eliminava completamente il contesto, così da poter concentrare l’attenzione sulla persona. Sappiamo che usava una macchina fotografica di grande formato montata su treppiede; ma la semplicità è solo apparente, perché è il risultato di una costruzione estremamente complessa: ogni ritratto nasce da un saggio processo di osservazione e relazione tra fotografo e soggetto diretto da Avedon stesso. Ascoltiamo le sue parole: «Un ritratto non è una riproduzione fedele. Non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità».
La mostra permette, inoltre, è non è poca cosa, di approfondire il processo creativo attraverso i materiali, provenienti dall’archivio della Richard Avedon Foundation: appunti autografi, una selezione di Polaroid di lavoro e documenti provenienti dai fascicoli che Avedon raccoglieva sui singoli soggetti, tra cui particolare la corrispondenza che intratteneva con le persone fotografate. Viene restituita così anche la dimensione umana del lungo progetto: dai primi scatti alla selezione, alla stampa sino alla pubblicazione della serie e all’apertura delle prime tappe espositive.
“In the American West” Richard Avedon al Palaexpo fino al 30 gennaio 2027, da martedì a domenica h.10-20, biglietti euro 12 intero 10 ridotto. Per informazioni www.palazzoesposizioniroma.it.








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