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Un tipico caffè parigino inizio ‘900 con i tavolini sul marciapiede e, sopra, come dimenticati, una bottiglia, un bicchiere e una tavolozza ancora sporca di colori. Siamo a Montparnasse e questo è il punto di ritrovo dei pittori che frequentano il quartiere e che qui dividono sogni e fame, perché vivono tutti alla disperata. Una stamberga dove abitano e dipingono, pochi franchi in tasca, eppure sono lì a discutere animatamente d’arte, magari barattando un quadro per una minestra. E, per fortuna, trovano un angelo custode, Jonas Netter, commerciante filantropo che si affeziona a questi sognatori acquistando le loro opere in cambio spesso di vitto e alloggio. Mette su una collezione d’incredibile valore soprattutto sul piano artistico, come momento di gestazione delle nuove forme espressive che avrebbero rivoluzionato la pittura europea della prima metà del XX secolo. Ed ecco, in un centinaio di opere, ciò che è nato a Montparnasse in quel periodo di fermenti, “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti – La Collezione Netter”, in mostra a Palazzo Cipolla, al Corso.
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