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Alla caduta dell’Impero Romano seguì la lenta decadenza dell’Urbe, soprattutto nella sua parte monumentale, e ciò dovuto sia al trionfo del cristianesimo, che comportava la chiusura se non la distruzione dei templi pagani, sia alle invasioni barbariche. Il colpo di grazia fu durante la guerra greco-gotica, con la città che da megalopoli sotto Costantino si ridusse ad un aggregato urbano in rovina con una popolazione ridotta a poche migliaia di unità. Al termine del conflitto buona parte delle vestigia romane superstiti era interrato o ospitava abitazioni di fortuna poi, lentamente, iniziò la rinascita. E questa coinvolse una zona nevralgica della Roma dei Cesari, estesa dalle pendici del Quirinale alla piana sottostante, i Fori di Augusto, Traiano, Nerva (o transitorio) e Cesare. Nei secoli sulle rovine interrate sorsero chiese, conventi, abitazioni e, a fine XVI secolo, il Quartiere Alessandrino, voluto dal cardinal Bonelli, nipote di Pio V, che venne demolito in epoca fascista. Negli anni recenti gli scavi hanno portato in luce aspetti poco noti ed importanti per la conoscenza della Roma altomedioevale (vedi l’abitazione porticata del IX secolo al Foro Romano) ed altri reperti minori, che evocano immagini lontane di un’area cittadina scomparsa. Questo è il tema de “I Fori dopo i Fori. La vita quotidiana nell’area dei Fori Imperiali dopo l’antichità”, mostra ai Mercati di Traiano.
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