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Cose da pazzi

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Ovvero, quegli educatissimi modi di dire

Non molto tempo fa, diciamo nell’ultima decade di agosto, il mio amico Luigi mi ha telefonato di buon mattino per chiedermi se avevo letto da qualche parte l’immaginifico termine adoperato dal sindaco di Roma Ignazio Marino per definire gli zingari.

Gli ho risposto di no, che non avevo letto i giornali durante i dieci giorni trascorsi in Valtellina a prendermi freddo e pioggia di giorno e a crogiolarmi, di notte, nel teporino delizioso di una soffice coperta di lana e di un piumone imbottito, in uso solo lassù sulle montagne tra boschi e valli d’0r.

Ed eravamo in agosto, in Italia e non sui cinquemila metri di Katmandu, in Nepal!

“Li avrà chiamati Rom!”,  osai rispondere come fosse ovvio, scontato, banale.

“No, no, mica ti avrei telefonato per questo!”

“Li avrà chiamati Tzigani!”

“No, nemmeno Tzigani!”

“Indovinato: li ha chiamati nomadi, giusto?”

“Ma quali “nomadi”, non essere ovvio!”

“Scommetto che li ha chiamati Sinti!”

“Acqua, acqua, sei lontano e fuori strada!”

Mi ero appena alzato dal letto, ero in bagno e mi stavo radendo, operazione che ho sempre voluto fare nella massima tranquillità per evitare di tagliarmi col rasoietto mono uso e tutto avrei voluto tranne che stare al telefono per rispondere ai quiz mattutini del mio amico rompiscatole.

“Sai che ti dico? Che di Marino …”

“No, no, non chiudere, te lo dico io come li ha chiamati, ma se ti stai radendo lascia il rasoio sul lavello e reggiti forte!”

“E come cavolo li avrà chiamati? ”

Li ha chiamati “Camminanti”.

“Come?”

“Hai capito bene! Il Prof. Ignazio Marino, sindaco di Roma, gli zingari li ha chiamati Camminanti!

“Stai scherzando tu o scherzava il chirurgo?”

“E che ti avrei chiamato a quest’ora per scherzare? Ciao, dottò, buona giornata!”

“Camminanti! Li ha chiamati Camminanti, ma come gli è venuta in mente una cosa del genere?”

La cosa mi ha fatto riflettere e mi sono chiesto come Marino definirebbe me che entro ed esco da casa cinquanta volte al giorno, oppure come definirebbe me e mia moglie che nel fine settimana ce ne andiamo a zonzo a Villa Borghese, a Montesacro, ai Parioli, a San Lorenzo, ecc. e ce ne torniamo a casa a piedi, salvo casi, rari per fortuna, di sciatalgia o di mal di piedi.

Siamo anche noi Camminanti?

E certo che siamo Camminanti, se “camminanti” deriva da camminare (a piedi).

Ma per la verità, nonostante la crisi economica che infuria, pur camminando in tutte le direzioni, almeno per il momento non rovistiamo nei cassonetti e non stazioniamo davanti alle chiese e con la lingua italiana ce la caviamo non tanto male, comunque nessuno fino ad ora ci ha scambiati per….ma sì, per zingari.

Io, però, sono all’antica e li chiamo come li chiamano tutti, tranne il sindaco di Roma e, forse, quelli dell’Opera Nomadi.

A proposito di questa Opera, prego chi lo sa di dirmi di cosa si occupa, a che e a chi serve e se, per caso, è finanziata con denaro pubblico.

Perché mi interessa saperlo?

Ma perché…perché…perché………

Insomma, perché avrei due o tre domande da porle. Solo per questo!

Dunque, signor sindaco, come la mettiamo?

Via, diciamo che (ancora una volta) le è scappata e non ha voluto deluderci facendo l’originale ad ogni costo.

Originale, sì, ma ad onor del vero non troppo e va detto, perché il termine Camminanti non se l’è inventato Marino. Scommetto, però, che solo lui e sua zia Peppina riescono ad usarlo con tanta disinvoltura quando parlano in pubblico e non in una dotta conferenza all’Accademia dei Lincei o alla succitata Opera Nomadi.

I Camminanti, dunque, sono un gruppo nomade diffuso in Sicilia (Noto e Siracusa) ma semi stanziale anche a Roma, Milano e Napoli, discendente dai Rom giunti in Sicilia attorno al 1300

( Wikipedia).

Dato a Marino quel che è di Marino, ci sarebbe da chiedere al sindaco di Roma perché dal nutrito gruppo chiamato genericamente “zingari” la sua attenzione è caduta proprio sui Camminanti, ma se non gli va di rispondere ce ne faremo una ragione, tranquillo.

Sa, professore, ci perdoni se siamo sempre sul chi va là, ma siamo tanto, ma tanto incavolati perché ottobre è stato  un bagno di sangue per le magre finanze delle famiglie romane e già pensiamo con terrore, e con orrore, a ciò che saranno novembre e dicembre tra acconti e saldi di imposte e di tasse che prosciugheranno del tutto le nostre tasche.

E la sa una cosa, sindaco Marino?

Lei non ci crederà, ma la cosa che mi fa arrabbiare di più non è solo, e non è tanto, la montagna di soldi che mi vedo scippare senza poter dire né “a” né “o”, quanto il sapere che i miei soldi non servono a rendere questa città un po’ più pulita e più ordinata, ma vengono utilizzati per comprare Bus che giacciono nelle rimesse, minibus che rimangono parcheggiati per lustri interi in attesa che si risolvano contenziosi con i fornitori, Dio solo sa per quale motivo, e così via.

Lei è al corrente di queste cose, professore?

E’ al corrente dei bisogni della città che amministra, o sta ancora pensando alla sciagurata risposta che ha dato al suo intervistatore sugli effetti degli stupefacenti?

A proposito, mi dica, mi dica: come le è venuta in mente quella brutta risposta, sì, quella dell’attrazione fatale che le droghe esercitano su di lei?

Ma non ha pensato, anche per un istante, a ciò che stava dicendo?

Maledetto protagonismo, sindaco, e adesso rimedi e chieda scusa alle famiglie dei romani per averla fatta fuori dal vaso.

Le dico questo ma, mi creda, io non ho nessun conto aperto con lei e sa una cosa?

Le ho dato anche il voto, ma riconosco che nessuno è perfetto e di sbagli se ne fanno a carrettate.

Ma lasciamo perdere (per adesso, solo per adesso) queste tristezze e torniamo a sorridere perché l’estate è ormai finita e l’autunno si va imbronciando sempre più.

Dove eravamo rimasti?

Ah sì, a quelli che camminano anche quando sono … fermi.

Dopo quell’audace e non conosciutissimo “Camminanti” di Ignazio Marino, che Dio lo perdoni, di espressioni esilaranti sui modi di dire ne ho lette altre in un divertentissimo scambio di corrispondenza, tra Pier Francesco Pingitore e Roberto Gervaso, che mi ha fatto scompisciare dalle risate.

Ricorderete che, non molto tempo fa, Angelino Alfano, pur vestendo i panni di Ministro dell’Interno, parlando dei venditori ambulanti stranieri di merce contraffatta sui litorali usò la nota espressione “vu’ cumprà” e per questo sollevò un vespaio di polemiche perché, a detta degli arcigni guardiani del bon ton istituzionale, un ministro non deve lasciarsi andare in quel modo quando apre bocca.

E come li avrebbe dovuto definire?

Secondo Pingitore, c’è un’espressione più aggraziata e rispettosa, la seguente:

“Vorresti-tu-acquistare-qualche-prodotto-di-fabbricazione-parellela-ad-un-ottimo-prezzo?”

Lunga, la tiritera, ed anche politicamente  corretta, ma se mentre rientrate a casa col costume da bagno ancora bagnato qualcuno vi chiedesse dove avete comprato quella borsetta marchiata Gucci, provate a dirgli che l’avete comprata dal “Vorresti – tu – acquistare – ecc. ecc.

Fareste notte!

E il ladro, sì, il ladro, il mariuolo, è giusto chiamarlo ladro?

Macché, niente ladro, scherziamo?

Il manolesta che vi alleggerisce del portafoglio, della borsetta, dell’automobile, vi svuota la casa e via rubando, non andrebbe chiamato ladro, ma “prelevatore autonomo di beni altrui”.

Suvvia, il rispetto, ci vuole rispetto, che diamine!

Nessuno osi usare più il termine “cornuto” per indicare quella certa cosa o, come dire? quella certa situazione di pubblico dominio.

E’ volgare, plebeo, desueto.

Il cornuto odierno è più elegante, parlo del termine, non del portatore di corna, ed ha un che di colto e di magnanima e generosa disponibilità d’animo.

Non più “cornuto”, dunque, ma “estensore di grazie coniugali”

E “Figlio di puttana”?

Oddio su quale terreno scivoloso mi sono avventurato!

Ma tant’è!

“Figlio di puttana” è talmente greve che andrebbe sostituito con decreto d’urgenza.

Non abolito, badate, perché quella è una razza inestinguibile e assai prolifica.

Sostituito, questo sì.

Il termine da usare, dice sempre il Nostro, è “Discendente in linea retta da signora multi-copulatrice”.

Cose da pazzi!

Mica tanto, amici lettori, l’evoluzione della lingua va di pari passo con l’evoluzione della Società e, quindi, del costume.

Una società scostumata va per le spicce e non vuole perdere tempo quando decide di apostrofare qualcuno chiamando un Figlio di … , avete capito,  “Discendente in linea retta ecc. ecc…..”

Su, su, ridiamoci su, perché ogni tanto una sana risata aiuta a distendere i nervi ed io sono grato a Pingitore per avermi dato il piacere di leggere due righe divertenti, ariose, dense di quella allegria che è diventata merce rara in un mondo sempre più arcigno, sempre più triste e sempre più incacchiato.

13 Commentia“Cose da pazzi”

  1. O mio Dio quanto ho riso!
    Una delle cose più divertenti scritte dal signor Movilia, un mix di verità, di divertita ironia e di realismo.
    Il sindaco di Roma non lo conosco (intendo come amministratore e come politico, ma forse sarebbe stato più adatto in corsia che non lì dove è.
    I modi di dire aggiornati? Il più simpatico è quello straordinario “cornuto”.
    Bentornato.

  2. Gianfranco // 9 ottobre 2014 a 12:32 // Rispondi

    Le Valli d’ Or ti hanno reso ancor più tagliente, direi!!! Grande, Enzo! Dici “cose da pazzi”, mica tanto, poi…come si suol dire : o eccelli o sprofondi; il bello di tutto sta nel fatto che per eccellere devi avere (i casi sono due) o una gran classe e preparazione, magari chirurgica, oppure devi chiamarti Marino; per sprofondare devi essere (i casi sono due) o un totale inetto e sprovveduto, oppure occhialini e barba “alla Marino”. Potremmo proseguire su un binario lungo più della A 1, ma lasciamo stare… Ho provato a consultare un Accademico, ma al riferirgli quanto tu hai esposto di Pingitore ha sgranato gli occhi, si è inginocchiato dinanzi a me (pensa il mio imbarazzo) come fossi un profeta; gli ho detto, no, non sono mie le definizioni, ma mi ha stretto in un abbraccio, rialzandosi, e mi ha ringraziato. Enzo, ti giro tutto perché lo meriti, poi fa tu quel che vuoi e distribuisci… A noi, come sempre, hai dato tantissimo! E se questo è l’inizio, figurarsi quando avrai carburato bene… Ciao e grazie. Un abbraccio (mio, però, da amico fedele, non da Accademico)

  3. Gabriella Saracco // 9 ottobre 2014 a 15:55 // Rispondi

    Mi specchio nella tua luce, caro Enzo. Mi illumini i pensieri anche facendomi ridere. Anch’io sono (ahimé) un’elettrice pentita di Marino: questo accade quando scegli il “meno peggio”. E il nostro ne ha al suo attivo: vogliamo parlare delle isole pedonali che stanno condannando alla chiusura i ristoranti di Via Margutta i quali, fra l’altro, non sanno come scaricare le forniture? O dell’aggiornamento +50% del costo dei parcheggi linea blu con abolizione delle tariffe agevolate? O dell’ingresso a pagamento (fatti salvi gli accessi previsti) all’anello ferroviario (non ztl ma anello ferroviario!) che avremo dal 2017? Signor sindaco ma lo sa lei quanto è grande l’anello ferroviario? Lo sa che per andare da Via Lenin a Viale di Villa Pamphili (5,1 km, 11 minuti in auto) con il 710 ci ho messo 2 ore e mezza? Anche io sono camminante e quel giorno ci avrei messo a piedi 45 minuti ma, mi scusi, pioveva troppo e non me lo sono sentita.
    Comunque, grazie, caro Enzo e bentornato. E continua a farti sentire.

  4. Maria Teresa // 9 ottobre 2014 a 15:57 // Rispondi

    Molto divertenti i commenti sull’evoluzione della lingua. Mi sono sempre chiesta perché sarebbe offensivo dire “cieco” invece che “non vedente” o perché non si può dire “portatore di handicap” e bisogna invece dire “diversamente abile”… sono di quelle sottigliezze che non cambiano la sostanza delle cose e servono a ben poco.
    D’accordissimo sulla domanda fatta al Sindaco Marino (che anch’io “a suo tempo” ho votato!)e cioè se realmente conosce la situazione della città che amministra. Forse dalle stanze del Campidoglio non è facile rendersi conto dello stato di degrado (oserei dire da terzo mondo) in cui si trova la “Capitale d’Italia”, delle strade sporche, piene di spazzatura, piene di buche … Potrebbe chiedere consigli a qualcuno dei suoi colleghi europei, quando li incontra. Per esempio al Sindaco di Parigi, città in cui le strade sono perfettamente asfaltate e soprattutto perfettamente pulite, sia in centro che in periferia (e senza l’indecenza dei cassonetti stracolmi e maleodoranti, che a Parigi non esistono).
    Per quanto riguarda l’Opera Nomadi non so in realtà che finanziamenti abbia, ma fino a circa una quindicina di anni fa (quando collaboravo con l’Osservatorio sul Razzismo della III Università di Roma) ho avuto il piacere di conoscere e collaborare con Massimo Ghirelli, persona molto attiva e in gamba.
    Adesso ha fatto ancor più carriera, ma resta sempre una persona molto attiva nell’ambito della lotta al razzismo (ved. su Google)
    A presto, M.T:

  5. Prima di ringraziare Enzo Movilia, ocorrerebbe forse spendere qualche parola riconoscente anche in favore del Sindaco Marino. Gettare in pubblico un’asserzione che contraddica all’opinione generale è sempre un rischio. Ci vuole un certo coraggio, soprattutto da parte di un alto esponente istituzionale: qui il pericolo non sta tanto nella verità dell’asserzione (se sia più appropriato e rispondente al vero dire “zingari” o “camminanti”, lasciamolo giudicare all’Accademia della Crusca), quanto nel magro consenso che la parola può incontrare. Non so se il Sindaco sia stato mosso dalla vanità di volersi a tutti i costi distinguere dai comuni mortali oppure dall’amore per il paradosso. Se, anziché propendere alla “pazzia”, il Sindaco avesse preferito attenersi all’opinione “volgare” (al maggior consenso), non ci sarebbe stato pubblico scalpore e noi non avremmo letto le ironiche riflessioni di Enzo Movilia. Le parole comuni, “volgari”, sono certamente più semplici e dirette, ma purtroppo finiscono con l’addormentare lo spirito. Invece il paradosso (certe “cose da pazzi”) eccita lo spirito, l’attenzione, provoca il sorriso e può anche finire sulla “Voce di Tutti” in un tono non necessariamente volgare.

  6. Roberta Sacchi // 11 ottobre 2014 a 9:40 // Rispondi

    Del sindaco Marino non mi va di dire più nulla perchè sono stufa di lui e mi chiedo come abbia potuto votare un personaggio che mi era sembrato di tutt’altra pasta. Per fortuna che l’articolo parla d’altro e lo fa con i fuochi d’artificio, tanto che con mio marito ci siamo sbellicate dalle risate. Michele conosce l’autore e sapeva della sua abilità di scrivere in maniera divertente, ma io non avevo letto nulla di lui e mi riprometto di rimediare cominciando proprio da questo commento. Bravo davvero.

  7. Il taglio letterale di Enzo è sempre sublime, il ravvedimento attuoso verso il Vs Sindaco oramai è tardi, linguisticamente la sinistra al potere può tutto non lo sapevate voi Romani? non penso che siete così ingenui, ritengo che avevate pensato al meno peggio ma questa è la qualità dei politici che ci propinano. non sono d’accordo selle corna, preferirei ” PROTUBERANZA CONICHE”. Grazie Enzo ogni volta il tuo scrivere riempie di gioia il mio esserino

  8. Enzo Enzo … solo tu puoi farci sorridere parlandoci non solo di “camminanti”, ma anche di “estensori” e di “discendenti”. Cos’eravamo noi a scuola nei vicinissmi (per noi …) anni 60? Eppure camminavamo – e quanto! – estendevamo sguardi (si può dire??), puntavamo – tu in particolare? – a situazioni da cui sarebbero potute emergere “discendenze” non cercate …..
    Hai sempre la tua sag(i)ata (saggezza distaccata: ma sarà così?).
    Ti abbraccio, ma solo se ti farai leggere ancora presto. Franco

  9. gentile Enzo,
    voglio giocare un po’con le parole anche io
    Ignazio Marino, seguendo l’etimologia, vorrebbe dire più o meno fuoco del mare praticamente una contraddizione in termini, o come dicono gli accademici un ossimoro, proprio come il mostro primo cittadino. Ebbene si, anche io l’ho votato ma vi ricordate quale erano le alternative? Uno che si faceva chiamare Tarzan (sic!)Ve lo immaginate in Campidoglio con il tanga di leopardo su una liana… “oeoeoeoeoeo!” magari con Chita (la scimmia)vicesindaco.
    L’altro bel soggetto era Alemanno Che etimologicamente significa Tedesco. Mi verrebbe da dire: Ma tedesco de che? per ciò che ha fatto si sarebbe dovuto chiamare Saccomanno. Il saccomanno è colui che è addetto alle salmerie dell’esercito, ma anche colui che depreda….
    Tutti questi signori che ci governano e ci hanno governato sono dei … con bastoncino…. che vuol dire?
    Traduciamo in latino:
    IN BACILLUM
    Si capisce o devo spiegare?

  10. Franco, Franco, che dici mai?
    Giacchè hai reso di pubblico dominio virtù e vizi del povero cronista di questo giornale, a proposito di Camminanti voglio raccontare agli amici lettori la tortura cui mi sottoponevi, in coda ai nostri pomeriggi di studio (poco)e di partite a carte (molte) con quelle chilometriche camminate sul corso principale di Siderno perchè tu speravi di incontrare, o di vedere anche da lontano, la ragazza che ti faceva sBAVAre e sognare ad occhi aperti.
    Io mi accontentavo di poco e a volte i nostri giri viravano verso Via Bello dove “operava” la mitica “Erminia”. Non si chiamava Erminia, lo sai, ma fa lo stesso!
    Sì, Franco, eravamo Camminanti e che camminanti, ma il sindaco Marino (forse) non si riferiva a noi e comunque di noi non glie ne importa nulla, altrimenti si farebbe una passeggiata per venire a vedere lo stato dell’area che gravita attorno alla stazione Tiburtina, regno incontrastato di…camminanti che non camminano più perchè lì hanno trovato il loro Eldorado.

  11. marina cara // 14 ottobre 2014 a 19:09 // Rispondi

    Caro Enzo, divertentissimo il tuo racconto di apertura stagione, mi hai sfilato qualche bella risata pur avendo colpito come sempre nel segno il giusto bersaglio. Sono cose da pazzi quelle che ci fai conoscere con la consueta battuta esilarante, sono parole leggere le ‘amenità’ del vostro sindaco e dei politici nazionali. Quando ancora mi fregiavo di vivere a Roma, indimenticabile città dal punto di vista culturale e goliardica quanto basta,non era così palese il c.d dissesto di una metropoli stravolta dal traffico e dall’immondizia, dallo smog e dal disordine e da taluni disservizi, diventati, con il tempo, disagi. Il primo cittadino dovrebbe girare, come i camminanti, zona per zona, e toccare con mano la desolante mancanza di riguardo che viene riservavta alla città. Gestire Roma non è una passeggiata, ma tant’è il lavoro che il sindaco dovrebbe accollarsi. Oggi, tutto è quasi inconcepibile, folle, da pazzi, si vorrebbe mutare il vecchio detto, si vorrebbe far credere ciò che non esiste, ma rimane sempre il minuscolo seme di giustizia ed equilibrio che ci viene in aiuto nei momenti più strampalati. Un saluto

  12. Si capisce si capisce, Maurizio
    Grazie

  13. l’articolo di Movilla è un altro velo tolto dall’altarino del campidoglio. non c’è fine al peggio. il sindaco marino è una jattura per roma. fa il trend liberal girando in bici scortato dai vigili-ciclisti e sposando per finta i gay, ma lascia a piedi i cittadini, fa pagare a peso d’oro i parcheggi auto, lascia sporca la città, ecc. ecc.

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