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Il bizzarro mondo di Escher

                                               Maurits_Cornelis_Escher

                                                Il bizzarro mondo di Escher

di Antonio Mazza

  In effetti lo conferma anche lui, Maurits Cornelis Escher, quando dice che “Il mio lavoro è un gioco” e tuttavia la seconda parte della frase, “un gioco molto serio”, fa sorgere qualche dubbio. E’ davvero così o la sua opera racchiude qualcosa di più  stimolante, magari un messaggio celato fra le righe o anche più esplicito? Entrambe le cose, perché nella straordinaria complessità dell’arte grafica di Escher il significante e il significato, per usare termini cari alla semiotica, coincidono in pieno. La sua opera, anche nel particolare di (apparente) poca rilevanza è profondamente concettuale, una sorta di strambo paradigma filosofico nel quale idea, segno, spazio e volume si combinano in maniera molto particolare. Come è possibile dedurre visitando la mostra a Palazzo Bonaparte promossa ed organizzata da Arthemisia in collaborazione con la M.C.Escher Foundation e Maurits, a cura di Federico Giudiceandrea, uno dei massimi esperti di Escher, e Mark Veldhuysen, CEO della M.C.Escher Company, col patrocinio della Regione Lazio e Comune di Roma, Assessorato alla Cultura, e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi.

"La processione nella cripta", 1927, e "La cattedrale sommersa", 1929, xilografie.

“La processione nella cripta”, 1927, e “La cattedrale sommersa”, 1929, xilografie.

  300 opere circa e sei percorsi che iniziano con i lavori giovanili di Escher, influenzati dall’Art Nouveau, i cui canoni stilistici li apprende alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Prende così corpo uno stile grafico preciso ed al contempo raffinato, sia nei modi di rappresentazione floreale tipica dell’Art Nouveau, sia in soggetti diversi, realizzati con fine illustrativo o quali composizioni autonome. Nel primo caso da citare le 28 xilografie che formano la serie degli “Emblemata”, ispirati a quella omonima di Andrea Alciati, 1531, elementi decorativi che sono altrettante allegorie, avendo un fine di simbolismo morale, da Escher raffigurati con geometrica eleganza. La stessa che, secondo caso, ritroviamo in “Processione nella cripta” e “La cattedrale sommersa” (evidente il richiamo a “La cathédrale engloutie” di Claude Debussy), due litografie fine anni ’20 di sobria quanto fascinosa eleganza figurativa.

Lo studio di Escher

Lo studio di Escher

  Dal 1922 al 1935 Escher è in Italia e si stabilisce a Roma, in via Alessandro Poerio 122, Monteverde Vecchio (una targa lo ricorda e, in una sala, è riprodotto fedelmente il suo studio). Qui ha una vita intellettuale intensa, l’arte antica, le lezioni presso l’Università La Sapienza con Adolfo Venturi, il Futurismo che in quegli anni impregnava la cultura romana (Marinetti si stabilisce nell’Urbe nel 1925), l’opera di Balla. Lavora molto e il ciclo di xilografie di “Roma notturna” testimonia il suo legame affettivo con la città che si concretizza in una grafica di segno morbido, molto intimista, ma anche deciso e attento al particolare. “Colonna Traiana”, “San Michele dei Frisoni” (nota anche come Santi Michele e Magno), “La basilica di Costantino”, “Interno di San Pietro”, “San Nicola in carcere”, dove il linguaggio si fa più incisivo, curando il gioco prospettico, i volumi, lo sfumato del segno (e questo vale anche per i suoi giri nel Belpaese (“Scanno”, ad esempio). E’ un periodo felice che lo accompagnerà nel suo peregrinare per l’Europa (“le passeggiate notturne sono il più meraviglioso ricordo che ho di Roma”), con l’immagine dello studio di Monteverde fissata per sempre in “Mano con sfera riflettente”, una delle sue opere più popolari (e logo della mostra).

"Mano con sfera riflettente" 1935, litografia.

“Mano con sfera riflettente” 1935, litografia.

  Ora le suggestioni vengono dalla Spagna, il passato moresco, Granada, la sua peculiarità architettonica, con quel ricorrere di temi a carattere geometrico e fitomorfo, i particolari decorativi (come le muqarnas, strutture a nido d’ape). E’ la sezione III, “Tassellature”, piani dove le figure si compongono in perfetta simmetria, senza sovrapporsi e senza che sussistano spazi vuoti. Escher realizza un corposo catalogo di 137 acquerelli da usare come motivi per virare stilisticamente verso nuovi orizzonti. E infatti, IV sezione, “Metamorfosi”, la sua ricerca assume sempre più il senso di un mutamento che è convergenza e  complementarità di soggetti diversi. Metamorfosi, appunto, una dimensione dove ogni cosa si rispecchia in un’altra, in un delirio di forme che spesso si condensa in un bestiario molto particolare e sempre, di fondo, una simmetria che pervade e conclude l’intera composizione. Così “Rettili”, “Giorno e notte” o “Metamorfosi II”, e qui il discorso si amplia.

"Relatività" 1953, litografia.

“Relatività” 1953, litografia.

  La ricerca dilata in senso spaziale, l’idea ed il concetto di dimensionalità sviluppati all’estremo, il dentro e il fuori, il vuoto e il pieno, fino all’illusione ottica che comunque è una struttura ben definita. Anche se “impossibile”, pur risultando decisamente fascinosa, come alcune litografie degli anni ’50, “Salire e scendere”, “Belvedere”, “Relatività”, soprattutto quest’ultima, la cui capricciosa fuga di scale rimanda a Piranesi (un Piranesi un po’ brillo, direi) o, meglio ancora, a Borges, con la sua narrazione labirintica (penso a “L’Aleph”). E’ tutto parte di quel ”gioco” di cui parla Escher riferendosi al suo lavoro, la percezione e rappresentazione grafica di un mondo la cui particolare geografia è un colorito assemblaggio di linee, volumi, proiezioni geometriche, sembianze di fantasia. Escher come un visionario che non cessa di ammaliare ancora oggi, icona del popolo hippy, preso in prestito dal fumetto, dalla pubblicità, dai rockettari (la copertina di “On the Air” dei Pink Floyd), dall’editoria (la copertina di “Le cosmicomiche” di Italo Calvino). E la fascinazione continua,  un gioco il cui fulcro è il paradosso, ma pur sempre un gioco. Di qualità, ovviamente.

Ciclo "I giorni della Creazione" 1925-26, xilografie.

Ciclo “I giorni della Creazione” 1925-26, xilografie.

“Escher” a palazzo Bonaparte fino 5 maggio 2024. Da lunedì a giovedì h.9-19,30, da venerdì a domenica h.9-21. Biglietto euro 16 intero (audioguida inclusa) 15 ridotto (id.). Per informazioni 068715111, www.mostraescher.it, www.mostrepalazzobonaparte.it e www.arthemisia.it . La mostra rientra nel progetto “L’Arte della solidarietà” realizzato con Komen Italia.

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