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R. Riccardi, memorie di guerra

  

ajax Riccardo Riccardi, classe 1921, partecipò alla prima fase della campagna di Russia

Nel giugno 1941 Hitler dava inizio alla “Operazione Barbarossa”, attaccando di sorpresa l’Unione Sovietica. Grazie appunto all’elemento sorpresa le divisioni tedesche penetrarono in profondità, provocando ingenti perdite al nemico e facendo migliaia di prigionieri. Sembrava un’altra “Blietzkrieg”, guerra-lampo, ed anche Mussolini volle parteciparvi mandando un corpo di spedizione agli ordini del Generale Messe. Era la CSIR, formata dalle Divisioni di Fanteria Torino e Pasubio, la Divisione Celere (Bersaglieri e Cavalleria) e la Legione di Camicie Nere Tagliamento, in tutto 60mila uomini diretti verso il bacino minerario del Donetz. Dopo scontri cruenti e la conquista di alcuni centri importanti, come Stalino e Rikovo, subentrò un inverno rigidissimo, durante il quale vi fu una violenta offensiva sovietica.

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  In seguito un nuovo corpo di spedizione giunse sul fronte russo, l’ARMIR ma, anche per errori strategici, i sovietici erano ormai in netta ripresa e, nel gennaio 1943, nella battaglia di Nikolajewka, vi fu lo sfondamento cui seguì una drammatica ritirata. Nel complesso fra caduti, dispersi e morti nei lager, vi furono almeno 100mila vittime italiane.    Riccardi Riccardi, classe 1921, partecipò alla prima fase della campagna di Russia, nelle file della Divisione Torino e ricorda molto bene quei lontani giorni di guerra. Grazie alla notevole precisione del suo lungo racconto -che troverete nel video correlato- immagini sbiadite dal tempo ritornano vive, documentando una pagina di storia di doloroso eroismo. Lo ascolti e quel suo lucido evocare le scaramucce con i sovietici, il gelo, il rapporto con i civili, ti rimanda ai tanti libri scritti su una tragedia che non deve essere dimenticata, perché fa parte della nostra storia. Penso a “Il sergente nella neve”, di Mario Rigoni Stern,  “Centomila gavette di ghiaccio”, di Giulio Bedeschi, “La ritirata di Russia”, di Egisto Corradi.

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Riccardi, con le sue 87 primavere indossate magnificamente, è un testimone di quei giorni di furore e sangue, quando l’inferno bianco del terribile inverno russo, che già aveva sconfitto altre armate di invasori (dai cavalieri Teutoni a Napoleone), stava per decimare un esercito praticamente mandato allo sbaraglio (insufficienti sia equipaggiamento che armamento, dal moschetto modello 91 al carro armato tipo L).    Tornato in Italia con i superstiti della sua Divisione, dopo pochi mesi Riccardi è in Sicilia, per contrastare l’imminente sbarco alleato. Viene fatto prigioniero e resta tre anni in un campo di concentramento inglese in Africa Settentrionale, “P.O.W.”, Prisoner of War, ricevendo notizie dall’Italia tramite la Croce Rossa. Al ritorno sposerà Milly, la ragazza che aveva conosciuto al CIM, i Grandi Magazzini del famoso Palazzo di Vetro di via XX Settembre, ora Banca d’Italia. Milly era stata sua “madrina di guerra”, come era costume allora in tutti i paesi belligeranti, dove una giovane donna “adottava” un soldato al fronte.

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E sono ancora insieme, freschi di nozze d’oro,una coppia affiatata che ha vissuto i difficili anni del dopoguerra guardando con fiducia verso un mondo migliore. Dopo la tempesta il sereno, ma negli occhi di Riccardo, mentre parla, affiorano le ombre del passato e non riesci a non farti coinvolgere, perché la sua è una storia di uomini, delle loro paure e del loro coraggio. Era una guerra sbagliata, ma innanzi al loro sacrificio dobbiamo solo restare in silenzio.

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 (10.06.2008)

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