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19 luglio 43: il ricordo G. Bordoni

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Il barbiere di via dei Volsci si salvò dai bombardamenti americani. Oggi il suo negozio è diventato la “Casa della memoria”

19 luglio del 1943: da 6mila metri dieci puntatori americani sganciano 3mila bombe provocando la morte di altrettanti civili. Le prime colpiscono i binari, lo scalo merci di San Lorenzo fino ad arrivare al Verano, Via dei Liguri, via degli Enotri, via dei Piceni, via porta Labicana…Vengono centrate abitazioni e strade. San Lorenzo storico quartiere capitolino, nel giro di pochi minuti diventa un inferno di fiamme, rovine, rumori e macerie.

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Un’ora e mezza di bombe e un quartiere raso al suolo, spento, distrutto. Si conteranno anche 10mila feriti, palazzine, strade e snodi ferroviari abbattuti.  A sessantacinque anni di distanza è ancora vivo il ricordo di quella tragica giornata attraverso le parole nude e crude di Gaetano Bordoni, barbiere doc di via dei Volsci, scampato a quella scheggia impazzita chiamata guerra. Il luogo in cui ci riceve è il segno lampante di come Gaetano non abbia mai dimenticato quella triste giornata e più che un esercizio commerciale, il suo è un piccolo museo tappezzato ovunque di foto, alcune delle quali scattate poche ore dopo i bombardamenti.

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Una piccola “Casa della memoria”che Bordoni cura con cuore, sperando e sognando in quella struttura che darebbe il giusto valore alla memoria di esseri umani caduti sotto i colpi di bombe ignoranti, piccoli eroi abbandonati a ricordi stropicciati e commoventi di coloro che oggi raccontano con rabbia e malinconia quella folle e pazza mattinata di luglio. “I giovani e le istituzioni ci hanno abbandonato, ma io non dimentico” ci confida.  Poi si parte con il racconto struggente di quegli attimi di vita o di morte, quando Gaetano, allora ragazzino, insieme al padre trovò rifugiò presso il cimitero del Verano dove i vivi venivano pian piano travolti dalle macerie e i morti riportati in superficie dalla potenza delle esplosioni.

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Più di un’ora a contemplare uno spettacolo indecente, poi il ritorno in via dei Volsci con il viso coperto dalle mani paterne e l’immagine della nonna in ginocchio al centro di Piazza Sanniti che implorava il Signore e urlava a squarciagola il dolore di quei momenti. Un’immagine che Bordoni vorrebbe rimuovere ma…, un’immagine triste che lo rende vulnerabile al pianto e non è facile nemmeno per me trattenere la commozione.  Riprendiamo la nostra conversazione. Gaetano mi spiega come a nulla servirono i tentativi di mediazione di Pio XII. “Roma città aperta, Roma città eterna” inevitabilmente venne colpita al cuore. Era nell’aria, Gaetano ci mostra una missiva di Churcill che avvisava dell’alta probabilità che la Capitale potesse essere bombardata. “State lontani dagli obiettivi militari” risuonava come un campanello d’allarme. Peccato non si sapesse dove, come, quando e perché; peccato che gli obiettivi militari furono solo un pretesto per radere un intero quartiere al suolo e peccato che il New York Times titolò così l’accaduto: ”Roma colpita! Roma brucia!”. Anche il barbiere di via dei Volsci, peraltro ex consigliere comunale negli anni ’80, trova difficoltà a dare una spiegazione del perché tanta soddisfazione.

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Probabilmente perché sei giorni dopo cadde il fascismo e Gaetano ci confessa di aver esultato alla notizia, nonostante fosse ancora troppo vivo il ricordo del 19 luglio. Ma il peggio sarebbe arrivato di lì a poco con l’occupazione della Capitale dei tedeschi ad agosto: “Furono tempi ancora più duri” sospira Bordoni.  Poi ritorna a parlare della figura del padre: uomo deciso, determinato, che più volte pagò con il carcere o l’esilio la decisione di non farsi sottomettere dal regime fascista. Un grande uomo che non tradì mai il proprio credo di vita politico-sociale e che spesso “dovette lasciare” la propria famiglia perché anarchico, partigiano, uomo libero di fronte a qualsiasi costrizione. Alla domanda: “Qual è l’insegnamento maggiore che hai appreso da tuo padre”, il figlio d’arte non esita a rispondere: “L’ideale..le ideologie”. Decido che può bastare eppure non sono sazio. A telecamere spente mi inebrio ancora del suo sapere e sono affascinato da quello spazio, il suo luogo di lavoro, piccolo ma infinito; pieno di significati, dolce, malinconico…Stornelli e poesie romane alla radio colorano l’atmosfera.

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 Gaetano Bordoni, oggi settantacinquenne, è un uomo saggio che sa di aver vissuto un’esperienza terribile, negativa…Ma è un uomo che coltiva la memoria con il cuore, cura il passato con maestria e narra i ricordi, anche i più brutti, con un pizzico di nostalgia. Il suo luogo di lavoro è un cimelio che non ha prezzo. Basta entrarvi per essere travolti dalla storia.  La commemorazione dell’anniversario del 19 luglio 1943, con Gaetano diventa un momento speciale, una speranza per l’impegno delle nuove generazioni affinchè nulla vada perduto e dimenticato.

di Max. Na.

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1 Commentoa“19 luglio 43: il ricordo G. Bordoni”

  1. Maria Teresa // 22 gennaio 2017 a 19:48 // Rispondi

    Bellissimo articolo, bellissima persona Gaetano … Si pensa a quanto sia “utile” la guerra, la distruzione, in ogni tempo, in ogni luogo, da chiunque venga: ieri a Roma, oggi ad Aleppo, a Palmira … luoghi simbolo distrutti, persone distrutte, ma non importa … è la guerra !!!

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