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La Basilica di Porta Maggiore

Nella Roma imperiale dei primi secoli d.C. vi fu una forte diffusione dei culti misterici originari dell’Oriente. Cleopatra importò i riti legati ad Iside che si celebravano nell’Iseo Campense, in Campo Marzio, e le legioni reduci dalla guerra contro i Parti quelli relativi a Giove Dolicheno e Mitra. Poi v’erano Cibele, la Grande Madre, già presente dal II secolo a.C., Attis, Serapide, la versione ellenizzata di Osiride, ed altre divinità minori.

Particolare 3 Prospettiva 2

Le testimonianze di quel periodo sono in genere statue, iscrizioni, frammenti vari, ma anche situazioni più articolate e complesse, come i santuari mitraici. A queste suggestive e spettacolari reliquie presenti a Roma (Circo Massimo, Caracalla, S.Clemente, S.Prisca, Palazzo Barberini) è da aggiungerne un’altra non meno grandiosa, scoperta per caso nel 1917 durante i lavori per la costruzione della ferrovia Roma Cassino.
E’ la Basilica Sotterranea di Porta Maggiore, monumento davvero unico nel suo genere che risale agli inizi del I secolo d.C. Nata già come struttura ipogea, con la sua forma classica a tre navate ed abside (peraltro il più antico esempio esistente a Roma), la Basilica venne costruita nell’area suburbana degli Horti Tauriani, di proprietà della gens Statilia. E’ controversa l’attribuzione al capostipite, Tito Statilio Tauro, uomo di fiducia di Ottaviano o ad altri recanti lo stesso nome, forse uno Statilio Tauro consul ordinarius seguace dei culti neopitagorici che l’imperatore Claudio dichiarò fuorilegge nel 52 a.C. Seguì un processo, il suicidio di Tito Statilio, accusato di magia da Agrippina, il progressivo abbandono dell’edificio e la decadenza della gens Statilia. Ovvio, conoscendo la Roma imperiale ed i suoi intrighi, pensare come il divieto messo in atto da Claudio sia stato solo un pretesto per sbarazzarsi di una gens che poteva minare il suo potere.
Forse monumento funebre ma quasi certamente luogo di culto neopitagorico, proprio per la sua particolare planimetria e le allegorie decorative interne (Pitagora credeva nella metempsicosi o trasmigrazione delle anime). La Basilica era collegata all’antica via Prenestina da un corridoio del quale resta un passaggio che immette nel vestibolo quadrangolare sovrastato da un lucernario. Qui sostavano gli adepti prima di entrare nel luogo dove si celebravano i misteri, un vasto ambiente che si sviluppa in lunghezza ed in altezza (12×9, in tutto 108 mq), con sei pilastri che delimitano lo spazio in tre navate e volta a botte. Colpisce subito l’eleganza e l’ariosità della struttura interna, con quell’affollarsi di raffigurazioni in stucco sulle pareti il cui insieme costituisce una sorta di narrazione sacra. E il culmine è nell’abside, dove compare Saffo, la grande poetessa dell’Ellade antica (“ai dì sereni della primavera,/ canto di vergini o di cetra…”), nell’atto di lanciarsi in mare dalla rupe di Leucade.
La scena ha un probabile significato rituale, la morte necessaria dell’iniziato per la sua resurrezione simbolica, un momento di passaggio peraltro comune ai culti misterici antichi. L’attribuzione al culto neopitagorico venne data dallo storico francese Jérome Carcopino, che collegò simbolicamente il dio Apollo, presente alla scena, con Pitagora, così come era stato indicato dal filosofo greco Giamblico e dai neoplatonici. Ma valenza rituale hanno anche, rappresentati nella volta, Ganimede rapito da un genio alato, il ratto di una delle figlie di Leucippo da parte dei Dioscuri, Orfeo ed Euridice, Medea e Giasone ed una Nike, la vittoria alata. Sulle pareti figure di offerenti, puttini, vasi, strumenti musicali, candelabri, motivi floreali, nei sottarchi altre figure femminili e in basso un pavimento a mosaico bianco e nero. Il tutto affascina per la sua sobria eleganza ed anche per la sua geometrica bellezza.
Lungo e complesso il restauro iniziato subito dopo la scoperta ma con poco profitto  causa le vibrazioni della sovrastante ferrovia e l’umidità che corrodeva gli stucchi (situazione resa ancor più precaria dai bombardamenti del vicino quartiere di San Lorenzo). Solo nel 1951, isolando con una calotta di cemento armato la Basilica, si è imboccata la strada giusta, proseguita negli anni con un attento lavoro di pulitura e ripristino delle superfici a stucco. E grazie all’intervento di un mecenate, la Fondazione svizzera Evergète, che opera per la prima volta in Italia, è stato possibile restaurare la parete della navata sinistra. Ne risalta in pieno la raffinata decorazione grazie anche alla madreperla miscelata nello stucco per renderla più luminosa.
Ma raffinato è tutto il complesso attribuito a Secundus Taurianus, artigiano della gens Statilia con la funzione appunto di “tector”, stuccatore, sepolto nel vicino colombario degli Statilii. L’intervento di restauro si è avvalso di tecnologie elettroniche, chimiche meccaniche e manuali  ed ha praticamente messo in sicurezza il 50% dell’edificio. Ora, come ha dichiarato Bertrand du Vignaud, Consigliere esecutivo di Evergète, la Fondation cerca nuovi finanziamenti per completare il progetto, in partnership con la Soprintendenza Speciale di Roma. E dunque un nuovo gioiello scaturito dal passato impreziosisce ora il nostro patrimonio d’arte e di bellezza unico al mondo.
Roma mirabilis.
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore, aperta al pubblico con visite guidate su prenotazione la seconda, terza e quarta domenica del mese. Per informazioni 0639967702 e www.coopculture.it. Per conoscere meglio l’attività della Fondazione: www.fondationevergete.ch

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