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Già dalla prima occhiata ti rendi conto che quell’autoritratto ha qualcosa di particolare. Sì, esce decisamente dagli schemi della pittura del ‘500 italiano, che vuole la figura e soprattutto il viso ben modellato e, comunque, realistico, anche se magari un po’ idealizzato. Qui, invece, si avverte un tocco diverso e infatti, osservando la sfumatura dei capelli e la barba che incornicia un volto asciutto, dall’espressione assorta, si comprende come il titolo, “Autoritratto cartaceo”, sia quanto mai appropriato. Infatti capelli e barba, alcuni elementi anatomici (l’orecchio) e infine il collo del farsetto sono proprio carta, ricci di carta che producono quasi un effetto plastico d’insieme. E questo è Giuseppe Arcimboldo, al culmine della sua fortunata carriera d’artista di corte: un artista eccentrico in un Europa che amava l’eccentrico, come viene ben narrato nella mostra “Arcimboldo”, a Palazzo Barberini.
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