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I novant’anni dell’Istituto Luce

  Sigla_Cine_Giornale_LuceLa memoria storica visiva, non quella statica, affidata prima ai dagherrotipi e poi alle immagini fotografiche, ma di movimento, il cinema, che in Italia come altrove nasce con due anime. Da un lato la rappresentazione, commedia o dramma di personaggi, dall’altro il puro racconto, la testimonianza diretta di vita e costumi di un paese e la sua gente. Come dire fiction e documentario, Méliès e i fratelli Lumière, due modi che impronteranno la storia del cinema, soprattutto nel nostro paese. In particolare il filone documentaristico che già nel periodo d’oro del cinema muto si era imposto (personalità di rilievo quali Comerio, Omegna, Vitrotti) e che, nel 1924, il regime fascista consacrò nell’Istituto Luce per celebrare i fasti littori.

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   Novant’anni ed un patrimonio di memoria storica visiva non indifferente, ovvero  5.000 ore di filmati, 3 milioni di fotografie, 12.000 cinegiornali, 6.000 documentari, un patrimonio che ha avuto il suggello dell’Unesco, “Memory of the World”. E come tale si presenta al pubblico nell’Ala Basini del Vittoriano, ovviamente solo una parte di questa immensa e variegata ricchezza per immagini, la più significativa ed emblematica nel rappresentare le varie fasi del nostro percorso nel tempo.

Foto della Mostra 'Luce - L'immaginario italiano' presentata oggi a Roma alla stampa, alla presenza del Ministro Dario F

 Un tempo all’inizio scandito dalla propaganda, che penetrava in ogni angolo della nazione  grazie anche ai cinemobili, veicoli che montavano schermo e altoparlante. E, poiché in un paese ancora prevalentemente rurale qual’era l’Italia, il tasso di analfabetismo era alto, l’immagine, già in sé carica di valenza emotiva, veniva ancora di più sublimata, per così dire. Il regime le annetteva grande importanza, Mussolini in particolare, come poi sarà con la nascita di Cinecittà, nel 1935, un’ulteriore e più raffinata arma di propaganda.   I cinegiornali Luce enfatizzano le conquiste del regime, dalla bonifica delle Paludi Pontine (che peraltro ha avuto un suo lato epico: vedi il bel libro di Pennacchi, “Canale Mussolini”) alla guerre coloniali, in Libia ed Etiopia, dove ovviamente si tace sui crimini di Graziani e Badoglio. E poi i littoriali della cultura, gli immancabili riti ginnici (che facevano torcere il naso ai gerarchi con la pancetta), l’Opera Nazionale Balilla, i GUF, la gioventù universitaria, le colonie marine e tutto un paese all’insegna del “credere, obbedire, combattere”.

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  Ma in questo bagno di retorica per immagini (peraltro supportate da testi di asettico trionfalismo) trapelano anche lati non ufficiali, di un minimalismo narrativo che fotografa il paese reale. E sono immagini che anticipano il neo realismo del dopoguerra, un’umanità povera ma piena di dignità e comunque per nulla bellicosa come vorrebbe il regime, anzi. Ma Lui, con il suo incontestabile carisma, fatto di un frasario reboante che però penetra nel profondo per la sua immediatezza (gli italiani di quegli anni sono un popolo semplice) e di una gestualità che oggi definiremmo grottesca ma allora era (ulteriore) motivo di fascinazione collettiva (si veda “La camera del Duce” uno spazio dedicato proprio alla “fisicità” di Mussolini) trascinò gli italiani nel baratro.

 


I cinegiornali di guerra, anche se spesso censurati, documentano le fasi di una tragedia che ferisce il paese nel corpo e nell’anima. Immagini che ancora oggi dànno angoscia, soprattutto per chi ha vissuto quei giorni di sangue e di rabbia, che le sequenze a colori (talune davvero notevoli) rendono ancora più drammatiche. E dopo la morte torna la vita, con le immagini degli alleati che entrano in Roma, l’entusiasmo popolare, la voglia di ricominciare.

Il Luce, non più imbavagliato, segue le varie tappe della rinascita italiana, la lenta trasformazione della società rurale, il boom economico che segna anche l’inizio di un’epoca di forti contraddizioni che sfoceranno nel ’68 e negli infuocati anni ’70.

 

 La “camera” segue ogni momento, narrando l’Italia nel suo divenire e lo consegna qui ai visitatori tramite videoinstallazioni che racchiudono migliaia di immagini montate secondo un criterio che definirei socioantropologico. Dare un ritratto quanto più completo di questa realtà di semplice complessità (o viceversa) che è l’Italia, cosa non facile e tuttavia la mostra ci è riuscita in pieno. E l’ultimo spazio, dedicato al cinema, mi fa pensare all’Italia come un grande spettacolo, una perenne performance di cui noi siamo gli attori. E dobbiamo recitare bene, perché il mondo (l’Europa soprattutto) ci guarda…

Prorogata fiano al 30 novembre

  “Luce – L’immaginario italiano, al complesso del Vittoriano fino al 21 settembre.
Tutti i giorni h.10,30-21,30, biglietto euro 6 intero, 4 ridotto.
E’ prevista una grande retrospettiva cinematografica di oltre 130 titoli, presso il Vittoriano e decentrata in altre sedi.
Segnalo anche l’ottimo catalogo a cura di Gabriele D’Autilia, pubblicato da Rai Eri con Istituto Luce-Cinecittà.
Per informazioni 06.6780664, www.comunicareorganizzando.it e www.cinecittà.com

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