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“E’ Antonello” pensi e ti viene spontaneo innanzi al ritratto che ti accoglie nella prima sala espositiva delle Scuderie del Quirinale. Antonello da Messina, ovviamente, e invece non è lui, anche se per lungo tempo quel “Ritratto d’uomo con moneta romana” gli è stato attribuito. L’autore è un fiammingo, uno dei grandi maestri del ‘400, che ha influenzato Antonello quando lavorava a Napoli come allievo nella bottega di Colantonio. Hans Memling, uno dei massimi protagonisti di quella stagione felice che fu il rinascimento fiammingo. Il XV secolo, positivo per le arti in generale, non solo pittura ma anche musica (le grandi composizioni polifoniche), quale immagine speculare di una società in fase di crescita (l’indipendenza dalla Francia e la politica illuminata di Filippo il Buono, grande mecenate e protettore delle arti).
E’ il realismo di Memling, che nulla rinnega del passato ma, anzi, lo rinvigorisce , sia lavorando sulla figura umana, sia sul paesaggio, che influenzerà Leonardo e i maestri umbri. Quella minuzia tutta fiamminga che si ritrova anche nelle composizioni più affollate, come il “Trittico di Adriaan Reins”, “Compianto di Cristo morto con un donatore”, da confrontare con un analogo soggetto firmato da van der Weyden, decisamente più statico (e un po’ teatrale, come la “Deposizione” al Prado), il “Trittico Moreel”, autentico capolavoro che celebra i fasti di una famiglia importante (ben 19 figli fra maschi e femmine). Interessante è poi vedere come Memling proponga inedite soluzioni narrative, come nella “Passione di Cristo”, dove la vicenda terrena del Salvatore si snoda in sequenze contenute all’interno – simbolico – di un contesto urbano (Gerusalemme), dall’Orto degli Ulivi alla Resurrezione. Sembra quasi una rivisitazione della medievale “Biblia pauperum”, i misteri sacri narrati per immagini poiché di facile comprensione per un popolo in buona parte analfabeta.Copyright © 2026 | Theme by La Voce di Tutti



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