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Hans Memling, la bellezza dell’arte fiamminga

Memling_uomo_con_moneta_rom  “E’ Antonello” pensi e ti viene spontaneo innanzi al ritratto che ti accoglie nella prima sala espositiva delle Scuderie del Quirinale. Antonello da Messina, ovviamente, e invece non è lui, anche se per lungo tempo quel “Ritratto d’uomo con moneta romana” gli è stato attribuito. L’autore è un fiammingo, uno dei grandi maestri del ‘400, che ha influenzato Antonello quando lavorava a Napoli come allievo nella bottega di Colantonio. Hans Memling, uno dei massimi protagonisti di quella stagione felice che fu il rinascimento fiammingo. Il XV secolo, positivo per le arti in generale, non solo pittura ma anche musica (le grandi composizioni polifoniche), quale immagine speculare di una società in fase di crescita (l’indipendenza dalla Francia e la politica illuminata di Filippo il Buono, grande mecenate e protettore delle arti).

  Il formarsi di una ricca borghesia, grazie soprattutto ai commerci con i paesi della Lega Anseatica, portò, quasi per impulso naturale (il bisogno di circondarsi di cose belle, che confermassero il proprio status sociale), alla committenza. Committenza che, peraltro, interessò anche gli italiani, in virtù sia di rapporti commerciali attivi sin dal XIV secolo, sia di interscambi culturali soprattutto in campo pittorico (a Bruxelles operava il Banco Mediceo e a Bruges era presente una folta colonia italiana). In questo clima di fervore creativo s’inserisce la figura di Hans Memling, formatosi alla bottega di Rogier van der Weyden che, insieme a van Eyck e Petrus Christus, è uno dei poli di riferimento della pittura fiamminga del ‘400.  E ad essi guarda inizialmente il giovane Hans che si stabilisce a Bruges dove, in poco tempo, si fa conoscere ed apprezzare, ricevendo numerosi ordinativi, qui in parte documentati da registri d’epoca in pergamena.

memling_donna

  Il nome ricorrente è Portinari, potente famiglia legata al Banco Mediceo di Bruges, e Memling ne ritrae Benedetto, nipote di Tommaso, il titolare della filiale fiamminga nonché banchiere di Carlo il temerario e Massimiliano I. Il giovane Portinari è rappresentato in posa orante, sullo sfondo di un paesaggio morbido e sinuoso, che ritroviamo in altre situazioni non solo di singoli personaggi (vedi, fra gli altri, “Ritratto d’uomo” e “Ritratto di ignoto in un paesaggio”), ma in opere più complesse ed articolate. Sono i soggetti sacri, realizzati nello spirito della “devotio moderna” o “maniera devota”, un modo di vivere la religiosità umanizzandola, e lo vediamo subito nelle due versioni del “Cristo benedicente”, dove una sorta di pietà affettiva (ma anche la malinconia che traspare da una delle raffigurazioni) rende più accessibile la divinità (stesso discorso per le varie Madonne con Bambino, che si fa quasi più familiare allorché vi compaiono gli angeli di contorno). E così il magnifico “Trittico di Jan Crabbe” o quello della Crocifissione, che pur impostati secondo una cifra stilistica, diciamo così, “classica” (vi ritrovi van Eyk, van der Weyden ma anche Hugo van der Goes, per quella forte e talora drammatica idealizzazione dei contenuti), tendono a sviluppare un discorso nuovo.

memling_cristo_crocifisso  E’ il realismo di Memling, che nulla rinnega del passato ma, anzi, lo rinvigorisce , sia lavorando sulla figura umana, sia sul paesaggio, che influenzerà Leonardo e i maestri umbri. Quella minuzia tutta fiamminga che si ritrova anche nelle composizioni più affollate, come il “Trittico di Adriaan Reins”, “Compianto di Cristo morto con un donatore”, da confrontare con un analogo soggetto firmato da van der Weyden, decisamente più statico (e un po’ teatrale, come la “Deposizione” al Prado), il “Trittico Moreel”, autentico capolavoro che celebra i fasti di una famiglia importante (ben 19 figli fra maschi e femmine). Interessante è poi vedere come Memling proponga inedite soluzioni narrative, come nella “Passione di Cristo”, dove la vicenda terrena del Salvatore si snoda in sequenze contenute all’interno – simbolico – di un contesto urbano (Gerusalemme), dall’Orto degli Ulivi alla Resurrezione. Sembra quasi una rivisitazione della medievale “Biblia pauperum”, i misteri sacri narrati per immagini poiché di facile comprensione per un popolo in buona parte analfabeta.

  E che dire del “Trittico della Resurrezione”, con lo scomparto destro dove non appare il Salvatore in gloria ma si vede solo la sua parte inferiore, con i piedi che poggiano su una nuvola? Il tocco, come in ogni opera, è sempre delicato, una morbida eleganza di linee e forme che stempera qualsiasi drammaticità di contenuti, come nel “Trittico della vanità terrena e della salvezza divina”, il classico tema del “memento mori” , una costante del mondo antico (e che nella pittura avrà il suo culmine nel XVII secolo). Analoga riflessione per un altro capolavoro purtroppo non in mostra ma solo riprodotto, un “Giudizio universale” di grande potenza espressiva, che non può, per il clima d’insieme, non rimandare a Bosch e Brueghel. Ma qui la visionarietà è contenuta, racchiusa in una rappresentazione più realistica, la cui sobrietà ricorda quella di Robert Campin, altro grande pittore fiammingo.

Memling_madonna_e_bambino

  In tutto una cinquantina di opere in mostra, compresi artisti italiani direttamente o indirettamente influenzati da Memling o suoi contemporanei anonimi (lavori di pregio, come la sfarzosa “Santa Caterina d’Alessandria”, del Maestro della Leggenda di Santa Lucia, o il bel “Trittico di Clemente VII”, con la Mater Dolorosa, del Maestro del fogliame ricamato, sottratto durante il sacco di Roma del 1527 e poi restituito da un lanzichenecco pentito). Abbastanza per testimoniare di quel momento luminoso che fu la Rinascenza fiamminga, cui quella italiana deve molto. E viceversa, per quella magnifica ed entusiasmante osmosi artistica che caratterizza l’Europa dei secoli XV-XVI. Una globalizzazione ante litteram, ma nel segno della Bellezza.

immagine-interno

 

      “Memling – Rinascimento Fiammingo”, alle Scuderie del Quirinale
fino al 18 gennaio 2015. Da domenica a giovedì 10-20
venerdì e sabato 10-22,30,
intero 12 euro, ridotto 9,50 (6 euro da 7 a 18 anni).
Sono previsti laboratori e visite guidate.
Per informazioni www.scuderiequirinale.it     

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